Un racconto di Loredana Nidovic.

Controllò che il plug fosse pulito. Trovava il colore rossiccio dell'oro 27 quasi gioioso. Con un aggraziato movimento della testa spostò i capelli fluenti sulla spalla sinistra e introdusse il metallo nell'apposito ricettacolo dietro l'orecchio.

- Richiedo accesso a programma educativo standard, quarto ciclo, area d'interesse: fisica della materia. Riprendere dall'ultima posizione acceduta.

L'immagine della professoressa Verganti le apparve davanti agli occhi come fosse davvero lì. Lisa si mise subito alla ricerca di una seppur minuscola ruga, di una qualche macchiolina sulla pelle dell'insegnante, ma come sempre non vi trovò nulla. L'immutabilità della donna nel corso degli ultimi otto anni la innervosiva non poco, ma non l'avrebbe mai dato a vedere. Sarebbe stato umiliante.

- Buongiorno professoressa - disse con il tono distante di sempre.

- Buongiorno Lisa. La lezione di oggi si occupa del moto browniano. Ne hai mai sentito parlare?

Lisa scosse la testa. I sensori gravitometrici rilevarono il movimento e il software lo tradusse in una risposta codificata.


- È il moto delle particelle che compongono un liquido in equilibrio termodinamico.

Fantastico, questo sì che è un argomento, pensò Lisa rassegnata. Scacciò il fastidioso dubbio che anche quel suo pensiero potesse aver raggiunto la professoressa. La licenza d'uso del sistema di teledidattica in teoria lo escludeva, ma come poteva esserne certa?

- Molto bene. Allora cominceremo dicendo che quando un liquido si trova in equilibrio termodinamico, le particelle che lo costituiscono non sono ferme o in oscillazione rispetto ad un proprio centro interno. Se infatti s'introduce del particolato tracciante sufficientemente leggero, è possibile osservare un moto continuo che disloca tali particelle attraverso l'intero volume occupato dal liquido.

Il volto impeccabile della professoressa si dissolse. Al suo posto apparve un recipiente colmo di un liquido trasparente nel quale fluttuavano corpuscoli rossicci. Si agitavano come microscopici diavoletti. Un cartiglio traslucido riportava alcuni dati salienti: il numero di particelle stimato in notazione esponenziale, la temperatura in Kelvin e il volume in centimetri cubi.

Come riescono quelle particelle a sopportare di stare così vicine in così poco spazio?

- Mi stai seguendo, Lisa?

- Sì professoressa.

- Bene. L'osservazione del moto browniano fu compiuta da Jan Ingenhousz nel 1785 ma deve il suo nome alla successiva osservazione del botanico Robert Brown nel 1828. Fu quindi Einstein, quasi un secolo dopo, a fornirci di un modello rigoroso che spieghi...

Il recipiente venne a sua volta coperto dalla fotografia in bianco e nero di un'affollata lezione. Einstein scriveva alla lavagna mentre gli studenti, stipati gomito contro gomito, rubavano appunti su quaderni mantenuti in equilibrio su ginocchia e braccioli. Alcuni erano voltati di spalle e parlavano con la fila retrostante. Altri si scambiavano biglietti. In fondo all'aula, una coppia si baciava.

Lisa aprì un menù contestuale e richiese il salvataggio dell'immagine nella sua clipboard personale.

- ...le cui implicazioni si estendono dal calcolo delle probabilità alla chimica subatomica. Ora, sapresti indicarmi un campo di applicazione della teoria di Einstein sul moto browniano?

Non appena finita la lezione avrebbe condiviso l'immagine on-line con i suoi amici, anche se probabilmente non sarebbe stata la prima a farlo. Molti fra i suoi contatti erano più avanti di lei negli studi e avevano certamente già seguito quella lezione.

- Devo riformulare la domanda, Lisa?

- Mi scusi professoressa. Sì, per favore.

- Ti ho chiesto quale possibile applicazione pratica pensi possa avere il modello elaborato da Einsten per spiegare il moto browniano. Ne immagini una?

Scostò la fotografia dell'aula gremita con un movimento degli occhi e fissò il recipiente. Poi, con movimento opposto, tornò sulla fotografia.

- Le relazioni sociali.

Per la prima volta credette di intravedere una ruga sul viso della professoressa, ma capì che si era trattato solo di un disturbo nella comunicazione.

- Vuoi spiegarmi la tua risposta, Lisa?

- Be', ho pensato che non c'è molta differenza fra il moto di quelle particelle, che si urtano fra loro senza legarsi, e le relazioni fra le persone. Ciascuna particella ha il suo punto di vista e si sbraccia per farsi notare, ma più si sbraccia e più allontana le altre. Non è d'accordo?

La professoressa rimase per un attimo immobile, mentre il software elaborava.

Scommetto che una risposta così non l'avevi ancora sentita, eh?

- E rimanendo nell'ambito delle scienze esatte - riprese la professoressa sbattendo rapidissimamente gli occhi una dozzina di volte - ritieni che ci sia un'applicazione del modello elaborato da Einstein per spiegare...

- Vai al diavolo, tu e il tuo modello!

Guardò in alto, nell'area dei menù contestuali e la professoressa si congelò.

- Attenzione - s'intromise la voce apatica dell'assistente operativo. - L'interruzione della lezione prima dei tre quarti non ne consente l'accredito. Se non si riprende entro sessanta secondi, si dovrà ricominciare il modulo didattico dall'inizio.

- Sai che novità! - disse Lisa ad alta voce, confermando l'uscita con un movimento dell'iride.

- Si è scelto di interrompere...

- Zitto! - gridò, strappandosi il cavo dalla nuca. L'osservò adagiarsi al bracciolo della poltrona. Il connettore in oro 27 oscillava come un pendolo, rallentando progressivamente.

Diede una spinta alla poltrona. Percorse rapidamente con lo sguardo i venticinque metri quadri del suo alloggio standard dove trovavano spazio il letto, un armadio, un sistema per le funzioni corporali, uno per la preparazione di cibo, uno per il trattamento dell'aria ma nessuna finestra. Nella rotazione il cavo scivolò a terra. Puntò i piedi per fermarsi. Raccolse il connettore e lo osservò. Agendo con le unghie rimosse dall'oro 27 una fibra sintetica e strofinando i polpastrelli se ne liberò. Poi sospirò e introdusse nuovamente il metallo dietro l'orecchio.

- Richiesta di accesso a network sociale.

In meno di mezzo secondo la nube delle sue connessioni le esplose davanti agli occhi, in un ingarbugliata matassa di tracce sulle quali oscillavano caoticamente minuscoli puntolini rossi. I suoi contatti. I suoi amici. Un cartiglio traslucido sovraimpresse il numero delle relazioni stabilite in notazione esponenziale e il trend di espansione del suo personal network.

Altro che moto browniano! Se lei potesse vedere, prof; questo è puro casino!

Un'icona prese a pulsare a margine del campo visivo. Lisa la osservò, chiudendo due volte le palpebre e l'icona si espanse sopra la matassa di relazioni. L'immagine della sua amica Suomi le sorrideva accanto alla scritta "Nuovo messaggio". Lisa chiuse due volte le palpebre e il messaggio si aprì.

Ti ho sognata questa notte. Correvamo nude su un prato e ci abbracciavamo e poi cadevamo e rotolavamo giù per una collina. Ci pensi?

Trovò quella fantasia banale. L'aveva ricevuta già decine di volte. Ciò non di meno, la eccitava immancabilmente in un modo che non sapeva spiegarsi. Fissò il controllo rispondi sottostante e chiuse due volte le palpebre.

Sei una porca, schifosa e pervertita; mi fai vomitare scrisse per gioco. Guardò sorridendo il controllo invia. Chissà cosa avrebbe pensato Suomi nel ricevere una risposta simile. In quel momento qualcosa le andò nell'occhio. Forse la fibra sintetica che aveva rimosso dal connettore in oro 27. L'occhio destro bruciò e lei chiuse due volte le palpebre.

Sopra il messaggio apparve l'etichetta inviato. Un istante dopo un freddo campanellio annunciò un relation update.

Suomi non è più tua amica.

Lisa rimase a fissare l'enorme matassa di relazioni ancora attive. I puntini rossi si agitavano come insetti sulla tela di un ragno.

Peggio per lei, pensò. Sai che dispiacere perdere una così. Aveva dei ricci che facevano pena. E poi lunghi com'erano mi avrebbero strozzato, rotolando giù da una collina. O erano corti? Sai che forse erano corti e lisci? Be', ma chi se ne frega.

Un istante dopo, un nuovo campanello annunciò un relation update e il contatore su cartiglio incrementò di una unità.

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