scrittura

  • Credo che l’ispirazione, o meglio ancora la suggestione, che sta alla base del processo creativo, possa arrivare in qualsiasi momento e dalla direzione più impensabile. Nella prima scena di Ali di China vediamo rappresentata la mattanza di cinque individui a opera di una persona sola, il protagonista, posseduto da un demone chiamato Lili. L’idea per la scena mi è venuta del tutto inattesa mentre guardavo un anime di Go Nagai, il creatore di Mazinga, Goldrake e parecchi altri robot. Il pilota, rinchiuso nella cabina dentro la testa del mecha, sta fronteggiando un nemico più forte di lui. La pressione dello scontro è inimmaginabile, solo un uomo fuori del normale potrebbe reggerla, ma anche costui soffrirà nello sforzo. Per rendere l’idea della violenza in corso, il colore scompare progressivamente dal ritratto del pilota, riducendola a una mera china nera su sfondo bianco. Quando non resta più alcuna sfumatura cromatica, tocca ai tratti del viso essere deformati in una specie di vortice nero che finisce per inghiottire la fisionomia e annullarla.

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