Quando ho letto "Noi saremo tutto" di Evangelisti ho provato un brivido lungo centinaia di pagine. Il sindacato padronale è un controsenso in termini, ma certamente è la più efficace delle armi di cui un'azienda possa dotarsi. Sempre che ci riesca, naturalmente.

Ma forse, a ben pensarci, dotarsi di un sindacato è una mossa inefficiente e dispendiosa, soprattutto se paragonata all'enorme vantaggio che si ha nel appropriarsi di uno, o più di uno, già avviato.

È quello che succede sostanzialmente oggi in Italia, col nuovo contratto della FIAT. Leggo su Repubblica una sintesi delle condizioni di lavoro e mi sembra di leggere il libro di storia delle scuole medie in cui si racconta la condizione dell'operaio ottocentesco nelle fabbriche mosse dal vapore del carbone.

Turni di lavoro da 10 ore, con possibilità di aggiungerne un'undicesima, per un totale di 120 ore di straordinario l'anno. Pausa pranzo di mezz'ora e un'altra mezz'ora suddivisa in tre intervalli da 10 minuti. Primo giorno di malattia non pagato se questo cade in prossimità di un giorno festivo. Per concludere, se scioperi contro il contratto, il contratto stesso prevede il tuo licenziamento.

I rappresentanti dei lavoratori vengono nominati dal sindacato e non più eletti. Se il sindacato sciopera, questo privilegio gli viene rimosso. Ma i sindacati non sciopereranno. Anzi, hanno già sottolineato gli aspetti positivi del contratto, come i 3700 euro lordi all'anno a compenso dello straordinario.

Chiaramente il problema di questa FIAT in crisi perenne è sempre e soltanto il lavoratore sfaticato e assenteista, mai la politica aziendale, mai il mercato saturo, mai i modelli di auto demenziali e dai costi esorbitanti. Il lavoratore ha sempre meno potere eppure decide le sorti di un'intera azienda sotto gli occhi inermi del povero amministratore delegato.

Io, fossi in Marchionne, penserei alla riconversione di una buona parte degli impianti sull'eolico, magari anche per esportare all'estero. Voglio dire: questa globalizzazione dei mercati non significa solo maggiore competizione, a discapito dei lavoratori. Significa anche nuovi mercati disposti a comprare. Se in italia di vento ne abbiamo poco per via degli Appennini, altrove ne hanno molto di più. E questa è solo una delle idee.

I sindacati invece dovrebbero vergognarsi, non tanto di questo accordo indefinibile, quanto del fatto che nel corso degli anni hanno difeso un fantomatico diritto al posto di lavoro, quasi potesse rimanere immutato nel tempo. Avrebbero invece dovuto difendere il diritto ad una formazione permanente che consentisse ai lavoratori di diversificare le proprie competenze e ricollocarsi come se nulla fosse, in modo da non essere prede grottescamente deboli di un mercato al collasso terminale.

Prendo spunto da una conversazione con un amico per una riflessione su diritto d'autore e tecnologia.

Sappiamo tutti fin troppo bene come le case discografiche insistano a pretendere il pugno di ferro contro chi scarica gratuitamente musica e altre opere tramite i sistemi di filesharing.

Dicono che il filesharing ammazzi la musica, il cinema, tutto. Dicono che senza quello il settore sarebbe fiorente e ci sarebbe molta più produzione per via della potente molla che si chiama "alto profitto".

Non dicono però tutta la verità. È dimostrabile come un musicista di una band di cinque elementi intaschi circa 15€ per ogni 1000€ (MILLE EURO) di fatturato che una sua opera produce. Stiamo parlando, a scanso di equivoci, dell'UNO e MEZZO per cento. Il resto, come potete immaginare, finisce nelle tasche di etichette e grande distribuzione. Ed è un bel resto!

Ma affrontiamo la questione da un altro punto di vista. Le major dicono che la tecnologia le sta uccidendo e che non dovrebbe essere usata. Ma la tecnologia, una volta inventata, non si può nascondere. Il filesharing è qui per restare e per cambiare il nostro modo di condividere le idee.

Le major farebbero molto meglio quindi a farsene una ragione e a cambiare il loro approccio alla diffusione della musica, se non vogliono essere superate dagli eventi.

Per finire, un'ultima considerazione. Oggi la tecnologia è per loro il male assoluto. Ma ricordiamoci che il primo vinile usciva negli anni 50 e prima di allora non esisteva un mercato delle registrazioni musicali. Quindi meno di sessanta anni fa non esistevano nemmeno le etichette e non c'era nemmeno il mercato discografico che esse cercano di spacciarci come scontato.

Care etichette, non siete per nulla scontate. Si capisce bene da quanto costano i CD che stampate!

In Italia esiste una creatura mitologica di cui periodicamente abbiamo notizia: il Cittadino.

I Cittadini appartengono al regno incantato delle favole, dove corrono liberi per verdi campi insieme a Unicorni e Fenici.

Noi sappiamo che a Natale appare puntualmente Babbo Natale. La Befana invece si manifesta preferibilmente al sei di Gennaio. I Cittadini invece vengono celebrati da una festa mobile chiamata Elezioni.

In occasione di quella festività i Cittadini appaiono ovunque: nei talk show, nelle tribune politiche, sui giornali, nei programmi radiofonici. Esistono persino delle forme artistiche dedicate ai Cittadini quali i cartelloni elettorali, che riportano preghiere e scongiuri volti a propiziarsi queste creature soprannaturali. Si tratta di brevi componimenti, spesso di un verso solo, dal contenuto apparentemente evidente, ma spesso ermetico.

Ad esempio: «Un solo interesse: i Cittadini» viene inteso dal popolino come un voto a vantaggio di queste creature, ma per i sapienti si intende più comunemente come una rivendicazione (mi interessa ghermire i cittadini).

Oppure: «Al servizio del Cittadino» appare a prima vista come una professione di devozione ma per i sapienti è un evidente indicazione di un Cittadino in particolare, del quale l'affiggente si fa servo. Tipicamente quel cittadino è un familiare, tipicamente un familiare in vista, tipicamente un familiare con un travagliato passato giudiziario.

All'antropologo attento non sarà sfuggito che la prossima festa delle Elezioni cadrà fra pochi mesi. Preparate dunque blocchetti per gli apppunti e macchine fotografiche: l'osservazione sta per aprirsi.

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