Prendo spunto da una conversazione con un amico per una riflessione su diritto d'autore e tecnologia.

Sappiamo tutti fin troppo bene come le case discografiche insistano a pretendere il pugno di ferro contro chi scarica gratuitamente musica e altre opere tramite i sistemi di filesharing.

Dicono che il filesharing ammazzi la musica, il cinema, tutto. Dicono che senza quello il settore sarebbe fiorente e ci sarebbe molta più produzione per via della potente molla che si chiama "alto profitto".

Non dicono però tutta la verità. È dimostrabile come un musicista di una band di cinque elementi intaschi circa 15€ per ogni 1000€ (MILLE EURO) di fatturato che una sua opera produce. Stiamo parlando, a scanso di equivoci, dell'UNO e MEZZO per cento. Il resto, come potete immaginare, finisce nelle tasche di etichette e grande distribuzione. Ed è un bel resto!

Ma affrontiamo la questione da un altro punto di vista. Le major dicono che la tecnologia le sta uccidendo e che non dovrebbe essere usata. Ma la tecnologia, una volta inventata, non si può nascondere. Il filesharing è qui per restare e per cambiare il nostro modo di condividere le idee.

Le major farebbero molto meglio quindi a farsene una ragione e a cambiare il loro approccio alla diffusione della musica, se non vogliono essere superate dagli eventi.

Per finire, un'ultima considerazione. Oggi la tecnologia è per loro il male assoluto. Ma ricordiamoci che il primo vinile usciva negli anni 50 e prima di allora non esisteva un mercato delle registrazioni musicali. Quindi meno di sessanta anni fa non esistevano nemmeno le etichette e non c'era nemmeno il mercato discografico che esse cercano di spacciarci come scontato.

Care etichette, non siete per nulla scontate. Si capisce bene da quanto costano i CD che stampate!

In Italia esiste una creatura mitologica di cui periodicamente abbiamo notizia: il Cittadino.

I Cittadini appartengono al regno incantato delle favole, dove corrono liberi per verdi campi insieme a Unicorni e Fenici.

Noi sappiamo che a Natale appare puntualmente Babbo Natale. La Befana invece si manifesta preferibilmente al sei di Gennaio. I Cittadini invece vengono celebrati da una festa mobile chiamata Elezioni.

In occasione di quella festività i Cittadini appaiono ovunque: nei talk show, nelle tribune politiche, sui giornali, nei programmi radiofonici. Esistono persino delle forme artistiche dedicate ai Cittadini quali i cartelloni elettorali, che riportano preghiere e scongiuri volti a propiziarsi queste creature soprannaturali. Si tratta di brevi componimenti, spesso di un verso solo, dal contenuto apparentemente evidente, ma spesso ermetico.

Ad esempio: «Un solo interesse: i Cittadini» viene inteso dal popolino come un voto a vantaggio di queste creature, ma per i sapienti si intende più comunemente come una rivendicazione (mi interessa ghermire i cittadini).

Oppure: «Al servizio del Cittadino» appare a prima vista come una professione di devozione ma per i sapienti è un evidente indicazione di un Cittadino in particolare, del quale l'affiggente si fa servo. Tipicamente quel cittadino è un familiare, tipicamente un familiare in vista, tipicamente un familiare con un travagliato passato giudiziario.

All'antropologo attento non sarà sfuggito che la prossima festa delle Elezioni cadrà fra pochi mesi. Preparate dunque blocchetti per gli apppunti e macchine fotografiche: l'osservazione sta per aprirsi.

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