Non parliamo di donazioni in questo post, ma di liquidi, ovvero di contanti.

Su Repubblica di oggi leggo:

Nei 50 conti segreti di don Evaldo la pista che lega Balducci e Vaticano
Ecco il tesoro milionario gestito dal prete amico di Anemone. Dallo Ior alle principali banche italiane, l'economo della Congregazione del preziosissimo sangue amministrava decine di polizze e posizioni

Godetevi, si fa per dire, tutto l'articolo. E poi ditemi chi vi fa più rabbia fra la Chiesa che gestisce patrimoni e poi piange miseria come se fosse dissanguata, la mafia che gestisce patrimoni sul (preziosissimo) sangue degli altri, la politica che dissangua sì, ma solo chi non è al potere, e i fedeli che si taglierebbero le vene pur di non ammettere che la loro gerarchia ecclesiastica è marcia nel profondo.

Se volete sapere la mia opinione, i peggiori sono i fedeli.

L’educazione sessuale è una minaccia per la fede. In effetti malati di Aids pregheremmo tutti di più.

Grazie Spinoza.it. Non avrei saputo dirlo meglio.

Leggo qui che:

"Ritorna il Prestito della Speranza promosso dalla Cei. Criteri di accesso meno rigidi causa flop dell’anno scorso, ma su una regola non si transige: è richiesto il matrimonio."

La CEI rimette a disposizione un fondo, ulteriormente rimpinguato a 30 milioni di euro a sostegno delle famiglie bisognose. Le famiglie (ma quelle vere però, formate da un maschio e una femmina sposati e già accoppiati con prole, mica stranezze da gay pride) possono restituire i 6000 euro in prestito in sessanta comode rate, a tasso variabile o fisso, ovviamente molto vantaggiosi rispetto a quelli di mercato.

Mi chiedo: ma perché noialtri dovremmo chiedere a loro soldi e renderglieli con gli interessi quando quei soldi sono già nostri, derivando da milioni e milioni e milioni di ICI non pagata e altri mille sgravi e agevolazioni fiscali?

Da notare però il senso dell'umorismo che la CEI dimostra con garbo. Prestito della Speranza, lo chiamano. In effetti io l'ho finita, la speranza. Qualcuno me ne presta un po'?

A quanto pare il TG5 si è recentemente impegnato in una marchetta a favore dell'Enciclopedia Treccani che verteva sull'affossamento di Wikipedia. Il pezzo sosteneva che questa fosse imprecisa e inattendibile.

Anche trascurando il fatto che da un'enciclopedia pagata zero euro non è lecito pretendere nulla, al contrario di quanto è lecito fare con un'altra del costo di svariate migliaia di euro, fa piacere ricordare che la prestigiosa rivista internazionale Nature ha precedentemente svolto uno studio comparativo fa Wikipedia e l'Enciclopedia Britannica. I risultati?

Wikipedia è assolutamente comparabile alla Britannica a meno di poche ininfluenti differenze. Ovvero: certo che esistono voci incomplete, inesatte o faziose, ma in percentuale contano così poco che Wikipedia nel complesso si può considerare un progetto riuscito!

Tuttavia a questa considerazione, già sufficiente a invalidare il servizio del TG5, ne va aggiunta una seconda, ancora più interessante a mio avviso. Wikipedia è un progetto spontaneo che nella caotica rete riesce ad autosostenersi, a organizzarsi e a mantenere una considerevole organicità e complessità. Questo non lo nota mai nessuno.

Gli unici fenomeni paragonabili per sforzi profusi sono i vari social network, Facebook in cima alla lista. E non è che su quelli i contenuti invece siano sempre eccellenti, anzi.

La marchetta del TG5 ha insomma tutto il sapore dell'ennesimo tentativo di colpire chi fa bene, nel metodo più ancora che nel risultato che già è eccellente, al solo scopo di favorire chi punta a mercificare tutto, incluso ciò che merce non è: il sapere.

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