«Hai presente Gandalf, quando a Moria blocca il Balrog?»

«Sì.»

«Ecco, funziona alla stessa maniera.»

«Sarebbe a dire?»

«Ci sei tu su questo cordolo di roccia con l’abisso da entrambi i lati e il Balrog del bullismo, enorme, si avvicina. Allora tu un giorno capisci che devi reagire, perché se aspetti che sia il Balrog a fermarsi, stai fresco. Così lo guardi fisso negli occhi fiammeggianti e gli dici: tu non puoi passare!»

«E funziona?»

«Se ci credi, sì.»

«E se non ci credo?»

«Continua a vincere il Balrog.»

«Allora io sono spacciato.»

«Tutti lo siamo, finché non capiamo che la soluzione è nelle nostre mani. Stare bene è un sentiero che inizia con una scelta: la scelta di imboccarlo. Se decidi… No, scusami. Quando decidi di imboccarlo, poi il sentiero diventa un compagno fedele. Magari sale e scende e ogni tanto ti mancherà il fiato, ma alla fine troverai la serenità.»

«Vorrei crederti.»

«Non credere a me. Credi a te stesso.»

«Io so che non ce la posso fare.»

«Ma sai anche un’altra cosa.»

«E cioè?»

«Sai che il modo in cui ti fa stare, se resti dove sei, fa schifo.»

«Cazzo, sì. Schifo è dir poco.»

«E sai anche che se solo potessi toglierti di lì, lo faresti. Non è così?»

«Subito!»

«Scusa, vuoi ripetere?»

«...»

«Allora ripeto io per te. Ti ho chiesto se imboccheresti quel sentiero, se solo potessi farlo. Tu hai risposto: subito!»

«Sei bravo con le parole.»

«Le parole sono importanti. Accendono la speranza, insegnano la strada. Ma poi sta a noi avvolgerci nella speranza e imboccare quella strada.»

«Grazie. Davvero. Mi fa bene ogni tanto sognare che possa andare diversamente.»

«Quando deciderai di imboccare quel sentiero, considerami la tua guida alpina. Non camminerò per te, ma camminerò con te. E dividerò le mie gallette della speranza, finché non saremo in cima. Promesso.»

«Ma perché lo fai? Voglio dire: perché ora che stai bene non ti godi la vita, invece di perdere tempo con me?»

«Godermi la vita è precisamente quello che sto facendo, qui, adesso. Quando sono arrivato in cima al mio sentiero ho ripensato a tutto il tempo sprecato senza decidermi a partire. Poi ho guardato a valle e ho visto altre persone nella stessa situazione e ho sentito che la mia felicità non sarebbe stata completa, se non fossi tornato a indicare loro il sentiero e a dire che la vetta è alla loro portata. Perciò sono qui.»

«Sei una persona speciale.»

«Sono solo una persona, come te. Sei tu che mi rendi speciale.»

 

Ho scritto questo dialogo stimolato da un post su Facebook al quale avevo risposto così: Il bullismo è come un cratere che hai dentro. Passi la vita a camminare sull'orlo e a guardare giù e non c'è verso di voltarsi e ammirare la vegetazione lussureggiante che negli anni hai saputo crescere attorno. Il cratere è sempre lì, è tutto ciò che conta, il suo vuoto è pesantissimo e finisce per definirti. Perché il bullismo non termina con gli insulti e le percosse, sopravvive persino a chi lo ha agito e non c'è ingiustizia più grande. L'unico dono che mi ha fatto è la capacità di sentire la sofferenza altrui e considerarla inaccettabile più della mia. In questo senso sono felice che mi abbia definito, ma è davvero l'unico.

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