[Contiene anticipazioni sul film]

Joker è un film eccellente, sia per la magistrale interpretazione di Joaquin Phoenix, sia per la curatissima sceneggiatura incardinata sugli effetti che una società sbagliata da cima a fondo ha su di un individuo fragile e incapace di fronteggiarne il devastante peso emotivo.

Da ragazzo ho interiorizzato del Joker il cliché di uno schizzato imprevedibile, con un'estetica raccapricciante almeno quanto la facilità con cui ricorre alla violenza. Un personaggio insomma gratuitamente sadico.

In questo film però sadismo e gratuità decadono, perché l'intera storia è costruita all'esplicito scopo di fare coincidere lo spettatore con la mente fragile e martoriata di Arthur Fleck e fargli sentire la follia che vi germina dentro di giorno in giorno, scena dopo scena, sopruso dopo sopruso, ingiustizia dopo ingiustizia.

Arthur Fleck non ha nulla: né soldi, né rispetto, né stima in se stesso. Deve accudire una madre non autosufficiente che vive nella speranza di ricevere aiuti dal milionario Thomas Wayne, padre del futuro Batman e suo ex datore di lavoro. Come se non bastasse, a causa di una lesione neurale, Arthur scoppia a ridere, senza preavviso e senza potersi controllare. È una risata esteriore, che sovrasta anche momenti di cupa disperazione, amplificandoli. Anche quei pochi soldi che gli entrano in tasca spariscono quando Arthur viene licenziato dalla compagnia di clown per eventi privati per la quale lavora. Le cose peggiorano ancor di più quando, leggendo di frodo una lettera della madre, si convince di essere il figlio illegittimo di Wayne, salvo poi scoprire che la madre si è inventata tutto, perché malata di mente. Investigando all'archivio dell'Arkham Asylum scopre così che la madre vi è stata internata e che la lesione cerebrale che lo fa ridere senza controllo è imputabile a sue incurie. A coronare un simile disastro, Murray Franklin, presentatore senza scrupoli dell'omonimo talk show (interpretato da un Robert DeNiro a suo agio, seppur nella media), manda in onda una fallimentare serata in cui Arthur ha tentato di sfondare come stand-up comedian, deridendolo per compiacere la pancia dei telespettatori.

Un bel mucchio di cose da digerire e infatti il nostro protagonista non digerisce proprio niente. Nella sua lucida follia decide che è il momento di tracciare una linea e per tracciarla l'inchiostro migliore è il sangue. Così nasce Joker: con un colpo di pistola dritto in mezzo alla fronte di Murray Franklin, in piena diretta TV, quando il film mi aveva ormai preparato a dire: ben fatto Arthur!

Chiariamo una cosa: Joker non è un eroe. Anche se alla fine del film masse di sconclusionati lo imitano per le strade, incendiando e saccheggiando tutto ciò che trovano, Arthur Fleck rimane una vittima, a prescindere da quante vittime causerà a sua volta nel proprio cammino criminale. Vittima della società, dell'economia di sussistenza che gli è stata concessa e vittima delle proprie malattie. Tuttavia, anche da vittima incarna ben più di questo soltanto e proprio qui sta la grande invenzione del film.

Siete cresciuti pensando che Joker fosse il problema e Batman la cura? Siete sempre stati convinti che Joker rappresentasse la questione privata, egoistica, opportunistica, mentre Batman si ergeva a difesa dell'interesse collettivo? Questo film viene a dirvi: dio quanto vi sbagliate!

Perché è Batman la questione privata. Figlio di miliardari che hanno costruito una fortuna mentre la città rovinava giorno dopo giorno, il tenero Bruce ha visto freddare i genitori in un vicolo e questo gli ha fatto crescere le ali. Sai che ti dice la città in fiamme, ragazzino? Ti dice: prima di farti grosso sui cornicioni dei palazzi avvolto nel tuo mantello da centomila dollari, perché non provi a vivere un mese soltanto nella topaia dove Arthur Fleck ha tenuto in equilibrio, come meglio poteva, una madre, diverse patologie e la miseria più nera? La verità è che la questione collettiva è incarnata proprio da Joker e da quei clown, come li apostrofa Thomas Wayne in conferenza stampa, che altro non sono se non il sottoprodotto di scarto che i capitali rigettano dopo aver sfruttato tutto e tutti, accumulando oltre quanto è lecito tollerare.

E se Joker, il folle omicida, non è certo un'opzione, perché pura pars destruens fine a se stessa che a costruire poi nemmeno ci pensa - anzi, più dura la distruzione e meglio è -, è pur vero che anche l'anomalia Batman non sarà un'opzione, perché se l'obiettivo è sgominare il crimine, l'arma migliore è redistribuire la ricchezza e creare opportunità, non lanciare shuriken a forma di pipistrello nella schiena di qualche rapinatore.

Joaquin Phoenix è bravissimo nel rendere un personaggio così sfinito da forze tanto più grandi di lui ma che alla fine, per paradosso, conosceranno proprio in Joker la loro nemesi di sangue. Risulta persino più incisivo di Heath Ledger, finora il Joker più potente e credibile, nonostante esigenze di trama lo avessero privato dello spessore che è invece l'essenza di questa monografia. Phoenix supera insomma di gran lunga ogni precedente intepretazione, costruendo uno dei personaggi più riusciti del cinema di tutti i tempi.

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